/Natsu no Kaze/

Dokaben


Articolo originariamente redatto Hakata blogger della pagina: Tutti al Koshien!

Nonostante a metà degli anni Novanta l’avvento del calcio gli abbia tolto una bella fetta di popolarità, in Giappone il baseball rimane lo sport per antonomasia e continua a spadroneggiare da protagonista tra i fumetti del genere sportivo. Questo perché ai giapponesi il baseball continua ad offrire ancora qualcosa in più rispetto alle altre discipline. È uno sport che non si limita a proporre una sfida ad un unico livello agonistico, quello cioè che vede contrapposti due team. Il concetto di sfida, nel baseball, si sviluppa anche ad un secondo livello, non meno importante del primo: quello della gara infinita tra il lanciatore e il battitore, uno snervante ‘uno contro uno’ che premia chi mantiene i nervi più saldi. Per i giapponesi l’esito di questa sfida, spesso condita con toni epici, è vista quasi come una questione di vita o di morte in grado di tenere lo spettatore col fiato sospeso fino all’ultimo lancio. Non c’è solo l’avversario da sconfiggere, ma pure le proprie debolezze. Così, se da un lato viene dato risalto all’importanza del team e alla solidarietà tra compagni, dall’altro tiene banco la necessità di raggiungere l’eccellenza sportiva, la 'distinzione' da parte del singolo. Ed ecco l’unica condizione imposta: in uno schema che contempli un personaggio contrapposto costantemente al rivale di turno, è quasi scontato che il protagonista di un manga di baseball sia per forza il lanciatore. Aggiungiamoci una componente extra, cioè la licenza di pescare in modo disinvolto tra fantasie iperboliche ed irreali come super lanci segreti o battute killer che sfidano le leggi fisiche conosciute, ed ecco che il piatto è servito. Ironia della sorte, uno dei manga più famosi incentrati sul baseball non ha come protagonista un lanciatore, bensì un ricevitore. A livello popolare, "Dokaben" (da noi giunto come “Mister Baseball”) di Shinji Mizushima può essere considerato IL MANGA del baseball liceale. "Dokaben" offre una miriade di personaggi ben caratterizzati. Per la maggior parte si tratta degli avversari sportivi del protagonista, che sono sì riconosciuti come gli antagonisti dei 'buoni', ma non per questo sleali e quindi perdenti in partenza a livello morale. Inoltre gli avversari non si riducono solamente agli immancabili compagni d’infanzia, i rivali di sempre che prima o poi si ripresentano ad infastidire il protagonista, studenti di scuole spesso concentrate in un’unica area geografica. Il Meikun di Dokaben affronta club di baseball disseminati in varie zone del Giappone, i cui componenti si esprimono nei rispettivi dialetti locali e ben rappresentano la realtà della loro terra. Non c’è un solo appassionato giapponese di baseball, vecchio o giovane, che non conosca "Dokaben". Questo perché, oltre ad avere una particolare vena umoristica, "Dokaben" possiede tutte quelle peculiarità e quegli spunti adatti a creare una storia gradita ai giovani giapponesi e a soddisfare i loro concetti etici: le relazioni umane all’interno di un gruppo, in questo caso legate al gioco di squadra; l’importanza degli allenamenti; la progressiva maturazione fisica e mentale dei protagonisti, ottenuta a seguito di innumerevoli sforzi ed esperienze che conducono al raggiungimento dell’obiettivo; il valore stesso della vittoria; le sfide nei confronti dei rivali; l’esaltazione di doti come la concentrazione, la prontezza di riflessi, l’abnegazione, la percezione, il ragionamento, la lealtà, la perseveranza. Insomma, un’affinità incredibile col mondo dei manga per ragazzi. Il manga "Dokaben", pubblicato dal 1972 al 1981 in 48 volumetti, ebbe un’appendice dal 1983 al 1987 intitolata “Dai Koshien” (Il grande Koshien), una storia suddivisa in 26 volumetti che raccoglie i personaggi più importanti non solo della serie classica, ma addirittura di tutti gli altri manga disegnati da Mizushima fino a quel momento. L’autore decise di radunare tutti i campioncini del passato per convogliarli in un’unica storia, che terminasse con un grandioso Koshien. In pratica, sentiva l'esigenza di concludere il triennio scolastico di Taro- “Dokaben” Yamada nello stadio dei suoi sogni e stabilire chi fosse il migliore dei suoi personaggi. E’ un po’ come se Go Nagai avesse fatto combattere tra loro Goldrake, Jeeg, il Grande Mazinga, Mazinga Z, Getter Robo e Gaiking, per vedere chi l’avrebbe spuntata. Riunione virtuale a parte, la vera impresa fu che Mizushima riuscì a convincere due colossi dell'editoria come Shogakukan (“Otoko doaho Koshien”, “Ikkyu san”, “Kyudo kun”) e Ko-dansha (“Yakyukyu no uta”, da noi “Pat la ragazza del baseball”), che avevano pubblicato le sue storie in precedenza, a collaborare con la rivale Akita Shoten concedendole l’utilizzo dei loro personaggi. In “Dokaben Pro yakyu hen” (Dokaben, capitolo del baseball professionistico), pubblicato dal 1995 al 2003, Taro Yamada ed amici si diplomano e vengono scelti dai professionisti. “Mr. Baseball” giunge in Italia nel 1983, ma delle 163 puntate che compongono la serie ne vennero doppiate solamente 25, oggi pressoché introvabili (pare nemmeno in quella rete). D’altronde, è alquanto arduo sperare che al giorno d’oggi, sulle Tv private italiane, ripropongano un anime sul baseball. La serie italiana copre solamente il periodo che Taro- Yamada trascorre alla scuola media Takaoka. La I.T.B. (Italian Tv Broadcasting), che nei primi anni Ottanta distribuì “Dokaben” alle reti private, evidentemente decise che, per un cartone del genere, 25 puntate potevano bastare. La prima incongruenza che denota l’interruzione della serie si nota già dalla sigla italiana: infatti tutti i protagonisti indossano l’uniforme rossoverde del Meikun, con la “M” stampata sui caschetti e sui cappellini, mentre durante la serie indossano quella bianca su cui risalta la "T" rossa e il nome "Takaoka". Ma ecco il riassunto delle prime venticinque puntate: Taro è uno studente al terzo anno della scuola media Seinan. Durante una partita di baseball contro il Togo Gakuen, ferisce seriamente agli occhi il lanciatore avversario Kobayashi, mentre questi è intento a bloccargli una scivolata in casa base. Lo shock è tale che Taro non solo decide di abbandonare il baseball, ma addirittura di emigrare in un’altra scuola, il Takaoka, dedicandosi con profitto allo judo insieme al burbero Iwaki. Una volta che il malcapitato Kobayashi riacquista la vista grazie ad un intervento chirurgico, Taro- supera il suo blocco mentale e viene convinto dai compagni a riprendere il baseball. Oltre a Taro- ed Iwaki, il Takaoka potrà contare pure su Tonoma, il piccolo pianista stravagante. Nonostante i molti sforzi per formare una squadra decente, alle eliminatorie estive regionali delle medie, il Takaoka viene sconfitto al primo turno proprio dal Togo Gakuen di Kobayashi. Ma ormai Taro ha superato le sue paure e nonostante le difficoltà finanziarie della famiglia, una volta ottenuto il diploma di scuola media si iscrive al liceo Meikun con gli ormai inseparabili amici Iwaki e Tonoma. Qui incontrerà il minuto lanciatore Satonaka, col quale formerà una batteria pressoché invincibile. Il periodo migliore, agonisticamente parlando, quello che segue la crescita del club di baseball del Meikun fino alla vittoria al Koshien, sconfiggendo i rivali delle migliori scuole della prefettura di Yokohama prima, e del Giappone poi, purtroppo parte proprio da qui.

Curiosità:

(1) Nonostante le origini dell’autore ed il nome della scuola siano strettamente legati alla prefettura di Niigata, il liceo Meikun viene collocato nella prefettura di Kanagawa (Yokohama). Questo probabilmente perché quel torneo eliminatorio, tenuto conto dell’alto numero delle scuole partecipanti e della loro qualità, è da sempre soprannominato jigoku, "l’inferno", quindi più appetibile per il plot di un manga sportivo. In una nota postuma, Mizushima ci informa che Taro- Yamada è comunque nato a Niigata.

(2) Il nome "Tonoma" (il dentone nell'immagine qui in alto a sinistra) venne scelto per creare dei giochi di parole con il termine tonma (stupido, strambo, bizzarro). Una gag legata a questo personaggo ed al suo nome è apparsa pure nella versione animata italiana, durante il primo incontro tra Taro Yamada e il piccolo pianista. Altra curiosità: durante le partite il burbero Iwaki non indossa mai il cappellino della squadra (preferendo quello schiacciato dell’uniforme scolastica), e neppure l’elmetto durante i suoi turni in battuta.

(3) Ma da dove proviene il nome “Dokaben”? Dokaben non è altro che il nomignolo coniato dagli operai delle imprese di costruzione dedite ai lavori pubblici per la loro scatoletta portavivande. È un termine composto dall’unione delle sillabe iniziali delle parole dokata, cioè sterratore, o cantoniere, e bento, il comune cestino del pranzo. Quindi doka + ben = dokaben, il cestino del cantoniere.
Nel manga, giunta l’ora del pranzo, leggiamo che Taro Yamada sfila compiaciuto dalla sua borsa a tracolla una scatola metallica ricolma di riso bollito, talmente voluminosa che i suoi compagni di classe divertiti lo prendono in giro dicendogli “dokatto ookii dokaben” (un dokaben grande, pesante e profondo) e poi gli affibbiamo quel soprannome.

(4) Il manga si è talmente permeato nella vita comune dei giapponesi che da metà degli anni Settanta in poi, apostrofare qualcuno con la parola dokaben, significa dargli indifferentemente del grassoccio, del tarchiato, del tozzo e robusto. Insomma, un tipo più o meno come quello qui a fianco. Ancor oggi talvolta capita che qualcuno dei vari "dokaben" sparsi per l'arcipelago riesca a qualificarsi per il Ko-shien, suscitando la simpatia di tutto il pubblico. In ordine di tempo, l'ultimo divenuto famoso fu Yasutaka Imai, soprannominato "Iyo no dokaben" (Il dokaben di Iyo, in onore dell'antico nome della prefettura di Ehime), prima base del Matsuyama Shogyo, liceo vincitore dell'indimenticabile finale del 1996.

(5) Esiste pure la versione cinematografica di “Dokaben”, datata 1977. Satonaka a parte, la scelta degli attori è a dir poco azzeccatissima. Un cameo pure per l’autore, Shinji Mizushima, nel ruolo del vecchio allenatore alcolizzato.

(6) A Niigata, città principale della prefettura omonima, c'è un liceo chiamato Niigata Meikun, che nel 1991 riuscì per la prima volta a qualificarsi al Koshien. Shinji Mizushima, originario di quelle parti, a causa delle precarie condizioni economiche della famiglia, a metà degli anni Cinquanta dovette rinunciare ad iscriversi proprio a quel liceo. Ma una volta diventato un affermato fumettista, decise di ambientare la sua storia più famosa in una scuola che avesse il nome di quella che lui avrebbe voluto frequentare da ragazzo. Ed ecco spiegata l’origine del Meikun. Tra l’altro, il liceo di uno dei rivali più agguerriti di Yamada, lo Hakushin del tenebroso Shiranui, porta il nome della scuola media frequentata da Mizushima.

(7) Sempre a Niigata, nella zona di Furumachi, in pieno centro cittadino, hanno voluto dedicare un shotengai (quartiere commerciale) proprio a Dokaben e ad altri sei personaggi nati dalla prolifica matita di Mizushima. L'amministrazione locale fece forgiare sette statue di bronzo a grandezza naturale che oggi fanno capolino dagli angoli della suddetta strada. La trovata nostalgica pare che abbia funzionato, visto che i flussi turistici sono aumentati ed è stato necessario organizzare una linea di autobus alla quale è stato dato il nome, ovviamente, di “Dokaben Bus”.