/Natsu no Kaze/

Kyojin no Hoshi


Per le informazioni e curiosità si ringrazia Hakata e il suo blog: Tutti al Koshien!

Da queste parti non c'è distinzione di sesso o d'età che tenga: tutti, uomini, donne, giovani e meno giovani, anziani, possono dire di conoscerlo... sono pochi i giapponesi che hanno superato i vent'anni che vi confesserebbero (con una punta di vergogna) di saperne poco di Hyuma Hoshi (Tommy Young) e suo padre Ittetsu (Arthur Young), i protagonisti di questa monumentale opera a fumetti...Nel febbraio scorso, giocherellando col telecomando del digitale terrestre J:com mi sono casualmente imbattuto in uno dei film dedicati alla serie. Per la precisione si trattava di "Kyojin no hoshi, Dai league ball", lungometraggio che risale all'anno 1970. Be', sono rimasto praticamente folgorato dalle immagini. Sarà stato il rimbombo del sonoro originale, oppure i colori caldi dell'epoca, sarà stato il tratto spigoloso, quasi ispido, dei personaggi, oppure una semplice vampata di nostalgia, non so...Fatto sta che il giorno dopo mi sono precipitato al Book-Off vicino a casa e ho scovato la vecchia serie impilata in uno di quegli immensi scaffali allineati che ti costringono a fermarti anche se non vuoi. Non che sia una cosa difficile reperire l'intera collezione, visto che la casa editrice Ko-dansha ha pensato bene di ristamparla in lussuoso formato bunko, su carta di alta qualità e con una copertina nuova, disegnata appositamente per l'occasione. Ma visto che i miei scarni ricordi si limitavano alla serie televisiva, tra l’altro la solita versione italiana arrangiata, ho deciso di procurarmi qualche numero del manga per vedere l'effetto che mi faceva. Ebbene, il risultato è stato notevolmente superiore alle aspettative. È come se avessi scoperto una storia nuova, che non conoscevo! In poche parole spettacolare, passionale, drammatica, il non plus ultra del supokon manga tipico dell’era Sho-wa. È stato un autentico salto nel tempo a visitare il Giappone degli Anni Sessanta e Settanta, ad osservare come la sua società si stava sacrificando silenziosamente in nome della corsa allo sviluppo post-bellico, senza perdere di vista le parecchie sacche di miseria che non aveva ancora la forza di occultare. "Kyojin no hoshi" è senza ombra di dubbio LA serie regina dello sport marcato supokon. È una storia promotrice di uno spirito di sacrificio e di un impegno ai limiti del rabbioso, che spesso sfociano nell'egoismo. Fa da cornice ad un quadro già estremizzato una rivalità quasi ossessiva tra i vari protagonisti, sempre impegnati nel tentativo di distruggere il nemico sportivo anche a costo di autodistruggersi. Una sorta di paradossale antisportività. Il manga originale conta 19 albi (la versione bunko del 1995 è stata raggruppata in 11 volumetti), risale al lontanissimo 1966, è stato pubblicato su Sho-nen Magazine fino al 1971 e come già accennato prima ci mostra un Giappone modesto e laborioso che con grande sacrificio e coraggio sta costruendosi le basi per quello sviluppo che genererà il suo incredibile benessere a partire dagli anni Ottanta. Sperare che lo leggiate anche in Italia, purtroppo, sarà sempre un’utopia. Il baseball, straniero o nostrano che sia, da noi non viene mai perdonato. I tratti con cui sono disegnati i protagonisti potrebbero ricordarvi "Sam, il ragazzo del West", visto che l’autore è lo stesso, cioè Noboru Kawasaki. Per accorgersene basta confrontare l'aspetto di Tommy e quello di Sam (Isamu): sembrano due gemelli separati alla nascita. Ficcategli in testa un berrettino da baseball ed avrete il magico lanciatore, dategli un cinturone ed una pistola ed avrete il giovane nippo-cowboy. I più informati sapranno pure che Kawasaki è il disegnatore di "Coccinella" e "Ugo il re del Ju-do-". Un primo aneddoto riguarda il disegnatore e sono certo che molti non lo conosceranno: il buon Kawasaki (all’epoca aveva 26 anni) venne scelto come disegnatore nonostante fosse completamente all’asciutto di baseball, cosa molto rara per un giovane giapponese della sua generazione. Infatti, all’inizio, puntualmente rifiutò la proposta. Dopo un estenuante tira e molla coi responsabili venne convinto da colui che può essere indicato come il vero fautore del successo di questa pietra miliare, cioè Ikki Kajiwara. Si tratta del talentuoso sceneggiatore che nel suo carnet può vantare lavori importanti come “Tiger Mask” (L’uomo tigre) e soprattutto un capolavoro come “Ashita no Joe” (Rocky Joe). Un secondo aneddoto riguarda ancora il disegnatore e in parte, lo sceneggiatore: makyu- (palla magica/diabolica, dotata cioè di un effetto incredibile), per intenderci il Superlancio, quello della pallina che scompariva tra la polvere, venne elaborato graficamente da Kajiwara quasi per caso. Lo sceneggiatore ebbe un’intuizione dopo aver visto le improbabili pitching form disegnate da un Kawasaki sempre più confuso con le movenze di questo sport. Passiamo a considerare l’anime. Trasmesso parecchie volte anche sulle nostre televisioni locali, "Kyojin no Hoshi" (Tommy la stella dei Giants), prodotto da To-kyo- Movie Shinsha, in realtà risale al lontano 1968 e si articola in tre blocchi separati. Andò in onda sul network Nippon Television una volta terminata la serie di "Fantaman", quella del teschio col mantello che combatteva contro Dottor Zero "il mondo è mio!". "Tommy la stella dei Giants" me lo ricordo nell'ormai lontano 1990 (vent'anni fa, sigh...), grazie a Telepadova, tivù regionale affiliata al circuito Italia 7. Quando giunse da noi, comunque, in Giappone era già finito da un bel pezzo. Complice l'ondata ancora coivolgente di cartoni giapponesi che sbarcavano sulle nostre TV, oppure il linguaggio diverso con cui affrontava lo sport in genere, fatto sta che "Tommy la stella dei Giant" rastrellò parecchi appassionati nostrani. E questo nonostante parlasse di baseball.In Giappone le tre serie vennero trasmesse a partire dal 1968.

Dal 1968 al 1971: "Kyojin no Hoshi", 182 episodi.
Dal 1977 al 1978: "Shin Kyojin no Hoshi", 52 episodi.
Nel 1979: "Shin Kyojin no Hoshi II", 23 episodi.
Da notare lo stacco di tempo tra la prima e la seconda, ma su questo particolare tornerò in seguito.

Altra premessa d’obbligo: se in Giappone parlaste di "Kyojin no hoshi", qualcuno potrebbe chiedervi se per caso vi riferite a "Sawan hen" oppure a "Shin"... Niente paura, si tratta solamente dei soprannomi che gli appassionati hanno dato alle prime due serie. "Sawan hen" sta per "capitolo del braccio sinistro", mentre "Shin" sta per "nuovo", da noi semplicemente "prima e la seconda serie". Invece La terza serie, quella del 1979, non ha soprannomi in quanto si rivelò un mezzo fiasco e venne troncata dopo soli 23 episodi. Qui in Giappone pochi se la ricordano, forse solo i fan più sfegatati. In Italia si narra che a bocciarla furono gli stessi autori del manga perché la trama si era ormai staccata notevolmente da quella originale. Io so che, in realtà, dopo "Shin" andò in onda "Uchu- Senkan Yamato II" ("Star Blazers - seconda serie"), che in quegli anni divenne il fiore all'occhiello di Nippon Television. Terminati i 26 avvincenti episodi di "Star Blazers", si pensò di tornare alle origini inserendo la terza serie di Tommy, che era ancora in corso di lavorazione. Ma molti appassionati che avevano ancora negli occhi le evoluzioni dinamiche della corazzata spaziale, si lamentarono per la scelta di un cartone supokon. In pratica la consideravano una specie di retrocessione temporale. Detto fatto! D'altronde in Giappone non si fanno compromessi quando si tratta di "Kyojin no hoshi". Nippon Television non ci pensò un attimo e al momento buono interruppe la terza serie di Tommy per proporre "Uchu- Ku-bo Blue Noah" ("Blue Noah, Mare spaziale", qualcuno se la ricorderà...), che riprendeva i temi tanto cari ai fan di "Star Blazers". Al resto ci pensarono gli anni Ottanta, i quali decretarono la fine del genere supokon e dello sport vissuto in modo estremo e passionale. In Giappone ormai non c’era più posto per personaggi del calibro di Tommy, Arthur e Alexander. Mi sia consentito aprire una piccola parentesi sulla versione nostrana per esprimere l'insoddisfazione per come i responsabili italiani della serie adattarono il cartone servendosi dell'italianissimo stratagemma dei nomi cammuffati. Già la serie animata differisce abbastanza dal manga, soprattutto nel finale, che era stato arrangiato ad arte da Kajiwara per consentirne la prosecuzione. In aggiunta a questo, la versione italiana stravolge tutti i nomi dei personaggi, preferendo puntare su degli improbabili termini anglosassoni. Qualcuno forse obietterà che tali nomi risultino più "masticabili" agli spettatori, ma non potrà mai negare che stonano di brutto in un'ambientazione così tipicamente giapponese. Ecco i veri nomi dei protagonisti principali:

Hyu-ma Hoshi = Tommy Young
Ittetsu Hoshi = Arthur Young
Akiko Hoshi = Giusy Young
Mitsuru Hanagata = Alexander Mitchell
Ho-saku Samon = Simon Bondell
Chu-ta Ban = Charlie Red
Mina Hidaka = Mina (...)
Liceo Sinclair = Seiu-n
Stadio Ko-shien = Olympiastadium, (manco ci giocasse il Bayern Monaco... ricordo che un mio amico insisteva a dire che il cartone per lui era tedesco perché c'era l'Olympiastadium!)

In pratica lo stesso trattamento riservato anni più tardi al cartone "Captain Tsubasa" / Holly&Benji, coi vari Oliver Hutton, Mark Lenders, Benjamin Price e compagnia bella. Ma visti i tempi e le modalità, visto che si parla di calcio e di solito il calcio ama i compromessi, forse in questo caso ci si può anche passare sopra. Il manga affianca ai propri eroi parecchi personaggi reali e grandi star del firmamento del baseball giapponese contemporanei a quell’epoca. Spiccano tra gli altri giocatori che in Giappone sono diventati leggende, come Shigeo Nagashima e Sadaharu Oh. Inoltre la trafila sportiva di Tommy ricalca in modo realistico la probabile carriera di un talento nel mondo del baseball studentesco e professionistico dell’epoca. Le divise disegnate addosso ai vari personaggi e i nomi sui tabelloni segnapunti dei vari team affrontati dai Giants, fanno tuttora sospirare di nostalgia parecchi giapponesi di mezza età. È interessante notare l’evoluzione delle varie franchigie della lega professionistica dell’epoca. Quando Tommy fece il suo ingresso virtuale nella Nippon Professional Baseball (l'anno è il 1967), molte squadre della lega si chiamavano in modo differente. Dopo una piccola ricerca sono riuscito a recuperare alcune di quelle denominazioni. Eccole nel dettaglio (a destra il nome attuale del team):

1) Sankei Atoms = To-kyo- Yakult Swallows
2) Taiyo- Whales = Yokohama Baystars
3) Hankyu- Braves = Orix Buffaloes
4) Nankai Hawks = Fukuoka Softbank Hawks
5) To-kyo- Orions = Chiba Lotte Marines
6) Nishitetsu Lions = Saitama Seibu Lions
7) To-ei Fighters = Nippon Ham Fighters

Tra l’altro nel manga i To-ei Fighters vestono un’uniforme con la scritta "Flyars", trascrizione errata del nome "Flyers".

Nomi e nomignoli

Pare che il primo nome papabile per il protagonista avrebbe dovuto prendere spunto dagli ideogrammi di myo-jo-, cioè "Stella del mattino" (Venere), in modo da richiamare l’idea di stella dei Giants. Il primo ideogramma è quello di mei/myo-/akarui, etc etc. cioè "chiaro, luminoso, illuminato". Il secondo indiscutibilmente quello di hoshi, cioè "stella". In teoria il nome era già scritto, bello e pronto. Infatti invertendo gli ideogrammi di myo-jo- e separandoli si poteva ottenere "Akira Hoshi", un nome fattibilissimo e già pronto all’uso. Ma a Kajiwara evidentemente questo non bastava. Oltre a quello stellare, lo sceneggiatore voleva inserirci pure l’aspetto umano, che richiamasse l’immagine di personaggi come Musashi Miyamoto o Ryo-ma Sakamoto (che infatti vengono citati nel corso della storia dal padre Arthur che li indica come modelli da seguire). Quindi eroe sì, ma con sofferenza. Non necessariamente trionfatore sul campo ma comunque vincitore morale della storia. A quel punto gli venne in aiuto l’inglese e il termine "human", che storpiato ad arte si trasformò nel nome Hyu-ma. Dunque Hyu-ma Hoshi. E l’immagine di luce/luminoso/etc. che ben si adattava ad una stella? Quella venne riciclata per dare un nome alla sorella Giusy, che infatti venne chiamata Akiko, pressappoco "l’illuminata" o "la radiosa". Con gli ideogrammi nulla è impossibile in Giappone!  Altra curiosità: nel manga Michiru Hanagata/Alexander Mitchell è descritto come il rampollo di una prestigiosa casata automobilistica che ha vissuto l'infanzia in Inghilterra, dove viene persino ricevuto dalla Regina Elisabetta! Una volta tornato in Giappone, con atteggiamento nichilista, decide di affiliarsi ad una banda di teppisti (i "Black Shadows"). In pratica si ribella alla sua condizione di privilegiato. D'altronde capita spesso coi figli di papà. L'incontro successivo con Tommy, che Alexander dimostra subito di detestare a causa del suo spirito di abnegazione, gli fa scattare la classica molla che lo rimette nella giusta carreggiata. D'ora in poi l'obiettivo della nuova vita del privilegiato sarà quello di sconfiggere il ragazzino cocciuto che non molla mai. Il rivale di Tommy, ovviamente dovrà per forza giocare nei Tigers di Osaka, da sempre considerati gli acerrimi nemici storici dei Giants di Tokyo. Per caratterizzarlo a puntino, quindi, nulla di più facile che ispirarsi a colui che avevano soprannominato "Mister Tigers II", al secolo Minoru Murayama, una vita trascorsa a giocare negli Hanshin. Grandissimo lanciatore degli anni Sessanta, originario del Kansai (quindi col pedigree giusto!), Murayama infiammò le notturne di baseball allo stadio Koshien. Purtroppo il signor Murayama ci ha lasciati nel 1998. Tuttavia si guadagnò l'onore di un cameo nella storia. Infatti comparve come personaggio reale nel corso del manga, anche se nel ruolo inconsueto di ricevitore. Per la cronaca il primo, mitico, Mister Tigers fu Fumio Fujimura, grande giocatore degli Hanshin degli anni Cinquanta, che però a differenza di Murayama era nato ad Hiroshima. Ed eccoci ad uno degli episodi del manga che mi ha colpito in modo particolare e che riassume tutta la filosofia di Kajiwara nell'esasperare un gesto sportivo all’inverosimile: Tommy/Hyu-ma è poco più che un ragazzino e si trova a dover affrontare il rivale di sempre, Alexander/Mitsuru Hanagata, il quale ha in serbo per lui la sua terribile battuta knock-out, con la quale rimanda la pallina addosso al lanciatore, tramortendolo. In pratica la mazza del belloccio col ciuffo imprime alla pallina uno spin micidiale che sfugge alla presa del giocatore verso il quale l’ha indirizzata e lo ferisce in modo serio. Il buon Arthur, uomo che la sa lunga in fatto di baseball, ha una delle sue intuizioni e la sperimenta sul figlio. Imbeve delle palline con del cherosene, le accende e le batte addosso al povero Tommy. Il poveretto non può certo bloccarle col guantone, ma nemmeno può permettersi di scansarle e deve subire quel truce allenamento nel tentativo di trovare un sistema che gli permetta in qualche modo di compiere l’assistenza in prima base senza afferrare la pallina. Arriva il giorno dell’incontro e Tommy sale sul monte di lancio. Alexander non ci pensa due volte e ribatte violentemente la pallina mirando alla gola del rivale. Memore dell’allenamento speciale, Tommy fa una mezza capriola all’indietro e respinge la pallina con la pianta delle scarpette chiodate e indirizza l’assist in prima base. Alexander rimane di sasso. Rinuncia alla corsa, venendo facilmente eliminato dal prima base che nel frattempo ha raccolto la rotolante diventata del tutto innocua. La sfida è conclusa. Tommy esulta mentre il rivale brucia dalla rabbia e gli dichiara ufficialmente guerra. Disciplina, abnegazione e spirito di sacrificio: ecco alcuni degli insegnamenti tanto cari a questa cultura che fanno capolino dalle pagine del manga. Anche se, va detto, spesso gli esempi non sono così edificanti. Un altro episodio: il padre obbliga Tommy di correre una decina di chilometri al giorno lungo un percorso prestabilito. Un bel giorno il ragazzo si trova la strada sbarrata dai lavori in corso e decide di prendere una scorciatoia per completare il percorso. Scelta più che ragionevole, ma che non avrebbe mai dovuto fare! Lungo la strada del ritorno incrocia il padre con gli occhi che sprizzano fuoco e fiamme e, manco a dirlo, si prende un sonoro ceffone.

"Perché hai scelto una scorciatoia?! Le scorciatoie non portano a nessuna maturazione, perché ti permettono di scansare gli ostacoli senza sforzarti! Affrontare gli ostacoli ti permetterà di crescere e maturare! Guai a te se d’ora in poi nella tua vita sceglierai di nuovo una scorciatoia!"

Mi raccontavano che nel Giappone di quegli anni si usava dire ai ragazzini che un genio era formato da un 1% di talento, mentre il restante 99% era un condensato di impegno, fatica, abnegazione e sforzo... mah! Trama del cartone

La famiglia Hoshi conduce una vita molto povera. Il padre lavora come manovale per mantenere i due figli, Tommy/Hyu-ma e la sorella maggiore Giusy/Akiko. Il bambino si allena duramente per diventare un grande giocatore di baseball. A spingerlo in modo ossessivo su questa strada è il padre Arthur/Ittetsu, uomo di mezza età già vedovo, grande giocatore di baseball che durante la Seconda Guerra Mondiale ha dovuto dire addio ad una promettente carriera sportiva coi mitici Giants a causa di un infortunio alla spalla...Il padre autoritario proietta sul ragazzo le sue aspirazioni mancate e pur di irrobustirlo costringe il bambino ad indossare un'imbracatura tutta molle e ferro che secondo il suo parere dovrebbe potenziargli la zona toracica e i muscoli delle spalle. Inoltre lo obbliga ad usare sempre la mano sinistra benché il bambino sia un destro naturale (un particolare che mi ricorda la giovinezza di Hideki Matsui) Di solito anche le creazioni bizzarre nascono da problemi concreti ai quali le grandi menti cercano di dare delle soluzioni. Almeno così dicono... Non avendo evidentemente niente di meglio da fare, oppure spinto da un inguaribile entuasiasmo per il suo eroe preferito, qualche buontempone giapponese inventore si è messo in testa di ricreare la bracatura molleggiata indossata da Tommy, spacciandola come un valido sistema per rinforzare la muscolatura. Provare per credere, come diceva qualcuno. Ma a quel punto al quadretto mancherebbe ancora un allenatore col carisma di Arthur Young! Dopo essersi iscritto in qualche modo al prestigioso liceo Seiu-n/Sinclair, il ragazzo incontra Chu-ta Ban (Charlie Red), che lascia l’amato ju-do- e diventerà il suo amico per la pelle nonché inseparabile ricevitore. Parentesi doverosa: come ha fatto Tommy ad iscriversi a quel liceo esclusivo frequentato solo da figli di papà? E perché il signor Red, padre di Charlie e preside dell’istituto, ha tanto a cuore che la sua scuola arrivi al Ko-shien? Non certo per gratificare i ragazzi. Il suo desiderio è mosso unicamente dalla rivalità nei confronti della Hanagata Motors (Mitchell Motors?), la ditta automobilistica della famiglia di Alexander che fa concorrenza alla sua. Gli serve un lanciatore prodigio per battere il liceo di Alexander e dimostrare la sua superiorità totale nei confronti del concorrente. Ecco perché accoglie di buon grado nella sua scuola esclusiva un ragazzino di estrazione povera come Tommy. E non si limita a questo: pur di ottenere il suo scopo, il vulcanico signor Red arriva persino ad ingaggiare il padre Arthur come allenatore. Ma, come vedremo, sarà tutto inutile. Il Seiu-n guadagna le finali del Ko-shien (Olympiastadium... mah!) sconfiggendo in semifinale il liceo Newton (Kumamoto No-rin) dell’occhialuto Ho-saku Samon (Simon Holden). Tuttavia, complice un infortunio al dito, la squadra di Tommy verrà sconfitta in finale dal liceo Collins (Ko-yo-) di Mitsuru Hanagata (Alexander Mitchell). Dopo essersi iscritto in qualche modo al prestigioso liceo Seiu-n/Sinclair, il ragazzo incontra Chuta Ban (Charlie Red), che lascia l’amato ju-do- e diventerà il suo amico per la pelle nonché inseparabile ricevitore. Parentesi doverosa: come ha fatto Tommy ad iscriversi a quel liceo esclusivo frequentato solo da figli di papà? E perché il signor Red, padre di Charlie e preside dell’istituto, ha tanto a cuore che la sua scuola arrivi al Koshien? Non certo per gratificare i ragazzi. Il suo desiderio è mosso unicamente dalla rivalità nei confronti della Hanagata Motors (Mitchell Motors?), la ditta automobilistica della famiglia di Alexander che fa concorrenza alla sua. Gli serve un lanciatore prodigio per battere il liceo di Alexander e dimostrare la sua superiorità totale nei confronti del concorrente. Ecco perché accoglie di buon grado nella sua scuola esclusiva un ragazzino di estrazione povera come Tommy. E non si limita a questo: pur di ottenere il suo scopo, il vulcanico signor Red arriva persino ad ingaggiare il padre Arthur come allenatore. Ma, come vedremo, sarà tutto inutile. Il Seiu-n guadagna le finali del Koshien (Olympiastadium... mah!) sconfiggendo in semifinale il liceo Newton (Kumamoto No-rin) dell’occhialuto Hosaku Samon (Simon Holden). Tuttavia, complice un infortunio al dito, la squadra di Tommy verrà sconfitta in finale dal liceo Collins (Koyo) di Mitsuru Hanagata (Alexander Mitchell). Di lì in avanti Simon e Alexander diverranno i suoi rivali più acerrimi. Quest'ultimo in seguito verrà addirittura reclutato dagli Hanshin Tigers, storici nemici sportivi dei Giants, e ciò accrescerà ulteriormente la loro rivalità sul diamante. Cacciato dal liceo, Tommy si presenta ad un training camp dei Giants, lo supera e viene scelto dai professionisti, coronando il sogno suo e di suo padre. Tuttavia il giovane si ribella all’ossessione di Arthur che ormai gli toglie il respiro e da il via un conflitto familiare che si trascinerà fino alla fine della serie. Infatti pur di contrastarlo il padre sia fa addirittura ingaggiare da un team rivale.


Superata la parentesi dell’amore infelice con la povera Mina, Tommy riesce comunque a costruirsi un’ottima carriera e diventa famoso dopo aver elaborato tre Superlanci con effetto micidiale. Ecco i tre superlanci della prima serie. In giapponese li chiamano makyu o dai-league ball. Nell’ordine: Superlancio numero 1 (foto in alto a sinistra). La traiettoria punta dritta sul battitore per intimorirlo, poi l’effetto fa sì che rimbalzi sulla mazza e si trasformi in una comoda rotolante. Superlancio numero 2 (foto in alto a destra). Il cosiddetto lancio invisibile che sfrutta il vuoto d’aria e la polvere del campo per mimetizzarsi e scomparire, ingannando il battitore che vede la pallina sparire come per incanto. Infine Superlancio numero 3. si tratta di un lancio under-slow ad altezza pressoché zero, che sfrutta la sua forza propulsiva e la pressione della corrente d’aria (!) per schivare il giro di mazza e costringere l’avversario allo swing. Ma lo sforzo per eseguirli logorerà giorno dopo giorno il fisico di Tommy, molto spesso minando la sua integrità psichica. Finché non giungerà l’epilogo amaro che, da una parte lo premierà con una grande vittoria (contro i Dragons di Nagoya allenati da suo padre), col conseguimento della partita perfetta. Ma dall'altra gli farà patire un gravissimo infortunio che gli causerà il distacco del flessore del braccio sinistro. La carriera di Tommy coi Giants si conclude dunque in modo tanto epico quanto drammatico. Piccola parentesi tecnica: la partita perfetta, o perfect game, è il termine con il quale si designa un’eccezionale prestazione di un lanciatore. Si tratta di una partita completa di almeno 9 inning, condotta da un unico lanciatore senza concedere basi per ball e battute valide, e senza che lui o i propri compagni commettano errori di campo. In pratica, nessuno dei battitori avversari deve raggiungere la prima base. In più di un secolo finora si sono registrati solo 16 perfect games (17 con quello di Tommy...). Il manga termina così. Da qui inizia la seconda serie, soprannominata "Shin", quella che col manga non ha nulla a che fare ma che ha mantenuto qualche spunto originale in maniera da essere comunque digerita da buona parte dei fan. Domanda: c’era davvero il bisogno di allungare la storia a distanza di ben sette anni dall’uscita della prima versione? Tra l’altro scegliendo un periodo (fine Anni Settanta) in cui il genere supokon aveva irrimediabilmente imboccato la sua fase di declino? Kawasaki stesso pare che non fosse molto d’accordo. Per lui l'avventura sportiva di Tommy era bella e conclusa. Tuttavia venne convinto da un entusiasta Kajiwara a riprendere in mano la matita. La storia ricomincia. Sono trascorsi ben cinque anni da quando Tommy è sparito dalla circolazione e la calma regna sovrana sulla scena, la tipica quiete prima della tempesta. Nel frattempo i Giants sono finiti in fondo alla classifica, Charlie/Chuta è stato assunto a tempo pieno nella ditta del padre, mentre Alexander/Mitsuru, perso l’interesse per il baseball a seguito della sparizione dell’amico/rivale, si è ritirato e si è sposato con Giusy/Akiko, la sorella di Tommy. Infortunato seriamente al sinistro, Tommy torna alle origini ed inizia a rieducare il braccio destro naturale ai suoi lanci superbi. Ormai è cresciuto e ha smarrito l'aspetto del ragazzino. Ora lo vediamo disegnato con tratti più adulti e una chioma fluente che gli da un'aria quasi selvaggia. Inoltre, grazie all’allenamento mirato del gigantesco americano Bill Thunder (nome mantenuto tale in entrambe le versioni!) che ha patito il suo stesso incidente, il suo braccio destro si fa ogni giorno più temprato e micidiale. Tommy mette a punto un nuovo tipo di scivolata ("screw spin sliding", nel cartone italiano "scivolata a vite") che gli ridà la speranza di poter tornare a giocare e ricoprire altri ruoli oltre a quello del lanciatore. Parecchie rimostranze del pubblico affezionato al manga arrivarono proprio a questo punto. Passi per i lanci mirabolanti e le traiettorie magiche, ma com’è che Tommy riesce ad impugnare così saldamente la mazza nonostante abbia un braccio fuori uso? Nel manga Tommy subisce il distaccamento del muscolo estensore del braccio che gli avrebbe impedito di impugnare qualunque cosa per il resto dei suoi giorni. Infatti il manga si concluse con quell’episodio. Mentre nel cartone lo si giustificò come un semplice infortunio alla spalla in modo da fargli proseguire le sue avventure e le critiche piovvero da ogni parte. Proseguiamo. La disputa col padre si fa sempre più insanabile, ma nonostante tutto Tommy riesce a condurre i Giants alla vittoria nella lega. Il giorno della finale Arthur muore, liberando per sempre il figlio dalla sua ossessione (anche se nel manga non muore affatto!), mentre la sorella Giusy, che si era sposata col rivale Alexander Mitchell, partorisce un bambino. Tommy si imbarca per gli Stati Uniti per cambiare vita e magari intraprendere un’altra avventura sportiva. Fine della seconda serie. Di una terza non se ne sentiva proprio il bisogno...

Parodia


Difficile riscontrare un’altra serie che possa vantare più parodie di "Kyojin no hoshi". La visione spesso drammatica della società, le personalità marcate di ciascun personaggio, per non parlare delle loro mirabolanti evoluzioni sportive sono apetti troppo allettanti per non correre il rischio di essere parodiati in altri manga ed anime. In particolare "Ore wa ima moretsu ni kando shite iru", la frase lacrimosa tipica di Tommy (pressappoco "ora mi sento terribilmente commosso!" oppure "In questo momento sto bruciando dalla commozione"), magari pronunciata mentre sullo sfondo si staglia lo hinomaru (il sole rosso), simbolo ed orgoglio dell'arcipelago del sol levante. Molto ironica l'immagine che vide Arthur nella sua posa più classica mentre indica la stella dei Giants al figlio, indossando... la divisa rigata degli Hanshin Tigers! Un'autentica bestemmia (un po' come se Totti indossasse la maglia della Lazio)! A volte tornano, come si suol dire. Dopotutto, come scrivevo qualche riga fa, in Giappone di gente che si chiama Hoshi ne esiste eccome, anche se per la regola delle probabilità, non dev'essere facile trovare un Hoshi che riesca a diventare un affermato professionista tra i milioni di giapponesi che giocano a baseball. L'episodio curioso risale a pochi anni fa. Nel 2004 durante il draft dei professionisti, al loro sesto giro i Giant di To-kyo- scelsero indovinate un po’ chi? Ebbene sì! Un certo Takanori Hoshi, ragazzo proveniente dal To-hoku Gakuin Dai, che divenne il primo Hoshi in carne ed ossa a vestire ufficialmente la casacca dei Giganti (col numero 58). Ma per la tradizione e per tutti i fan questo primato non gli apparteneva affatto, visto che nell'ordine Takanori era arrivato solo come terzo Hoshi, dopo Arthur/Ittetsu (prima della Seconda Guerra Mondiale) e Tommy/Hyu-ma alla fine degli anni Sessanta. Tra l’altro ogni qualvolta si presentava al box per battere, il buontempone del To-kyo- Dome addetto ai jingle personalizzati (quello che in America suona le background music, le musichette con l'organo) sparava a tutto volume le note di"Yuke Yuke Hyuma"  ("Vai, vai Hyu-ma!"), la canzoncina dall'aria vagamente marziale presente nell'LP giapponese dell'epoca e di cui ho inserito l'immagine qui a fianco. Chissà come si sarà sentito emozionato il povero Takanori. E per fortuna che non era un lanciatore! A proposito di questa sigla: qualcuno l'avrà senz'altro riconosciuta perché riecheggia spesso durante il cartone animato.